martedì 23 ottobre 2018

Il mio intervento all’assemblea annuale di Anci a Rimini alla presenza del Presidente Mattarella

 

 

Signor Presidente della Repubblica, cari colleghi, gentili ospiti,

benvenuti in Emilia-Romagna a nome dei 331 Comuni della nostra Regione, onorati di ospitare la nostra Assemblea Nazionale qui a Rimini, in una delle indiscusse capitali mondiali dell’ospitalità.
Accogliamo questo appuntamento in un frangente delicato in cui la crisi colpisce ancora duramente imprese e famiglie e solo dopo pochi mesi dall’insediamento del Governo Conte, a cui rivolgiamo l’augurio di buon lavoro nell’interesse dell’Italia e dell’Europa.

Le nostre Città guardano alla politica nazionale sperando di ritrovarvi quell’incontro fra idealità e concretezza che è alla base del governo locale ma il nostro dibattito pubblico risulta sempre più orientato allo scontro e alla delegittimazione reciproca fra le diverse parti in campo.
La vita del sindaco è diversa, a noi non è concessa la mera elencazione dei problemi delle nostre comunità, ma sono richieste soluzioni e risposte.

Prendo a prestito le parole di un mio illustre concittadino, Benigno Zaccagnini “Io penso che la democrazia sia un sistema che parte dal presupposto che nessuno ha la verità. La vita democratica, invece, vive nel confronto: cioè nella capacità di mantenere sui vari problemi un atteggiamento di modestia e di umiltà, riconoscendo che nessuno può essere depositario assoluto della verità”.

Le nostre amministrazioni sono animate da programmi diversi e, spesso, anche da ideali contrapposti, ma noi siamo tutti consapevoli della necessità di produrre sintesi innovative per conciliare interessi differenti, diritti e doveri.

Vale per la necessità di sostenere lo sviluppo economico, nella dignità e sicurezza del lavoro, e nel rispetto dell’ambiente; con le nostre amministrazioni chiamate a minimizzare la burocrazia davanti alle opportunità degli investimenti e a gestire i rapporti con la cittadinanza per la realizzazione delle grandi opere utili al Paese.

Vale, allo stesso modo, per la necessità di coniugare il bisogno di nuovi servizi pubblici con la carenza di risorse, in un paese che, ad esempio, continua a nutrire l’ambizione di un servizio socio-sanitario universalistico, ma vi assegna il più basso livello di finanziamento fra i paesi industrializzati, con fortissime disparità fra Regioni diverse.

E vale soprattutto per la crescente domanda di sicurezza, che sempre più si rivolge anche a noi sindaci e ai corpi della Polizia locale, con la giusta richiesta di superare il degrado di parti significative delle nostre città, di vedere affermata la cultura della legalità e rispettata sia l’umanità che la certezza della pena per chi sbaglia.

Tutti questi fattori hanno inoltre acuito, nelle nostre comunità, le tensioni su immigrazione ed integrazione. Il nostro popolo, che, nel secolo scorso, è stato protagonista di migrazioni in ogni angolo del globo, non può non trovare gli strumenti per comprendere e gestire i flussi migratori con umanità e serietà, e per mettere in campo politiche che favoriscano l’integrazione sociale nella legalità.

Queste sfide si vincono con un forte senso di comunità e proprio per questo l’Anci si è fatta promotrice della proposta di legge sul ripristino dell’educazione civica. Non è accettabile che uno studente, nel suo percorso di studi, affronti tre volte la Fotosintesi clorofilliana e, spesso, mai la Costituzione Repubblicana.

I Comuni non sono più un semplice “riparto” della Repubblica, come recitava la formulazione originaria dell’articolo 114, ma sono ora riconosciuti quali suoi primi “Costituenti”. Ci si dà giustamente atto, non solo di preesistere all’Italia unita e poi repubblicana, ma di esserne stati, insieme alle nostre comunità, i primi artefici.

A questo riconoscimento non è però seguita una stagione di decentramento delle funzioni amministrative e di maggiore autonomia finanziaria dei territori. Anzi abbiamo spesso assistito ad un preoccupante neo-centralismo. Faccio solo due esempi.

Le Province, umiliate e lasciate da circa 7 anni in una sorta di limbo istituzionale, con funzioni per le quali non hanno le risorse. Va riconosciuto che solo la professionalità dei dipendenti delle province, unita alla disponibilità degli amministratori comunali, hanno consentito finora di garantire una parvenza di decoro a scuole e strade provinciali.

Il bando periferie. Non mi riferisco solo all’importanza di quegli investimenti, ma al fatto che fra Istituzioni della Repubblica ci debba essere pari dignità e rispetto e che, dunque, lo Stato sia chiamato a mantenere gli impegni sottoscritti. Bene dunque le novità di giovedì scorso, a cui si deve ora dare seguito, ma pretendiamo un metodo diverso.

L’Italia  può ritrovare forza, genio, solidarietà e coraggio nei suoi 8000 sindaci che camminando insieme alle loro comunità, non vestono fasce con i propri colori, ma con il nostro tricolore e con l’emblema della Repubblica fianco a fianco allo stemma delle nostre città.
Buon lavoro a tutti noi!

Michele de Pascale
Sindaco di Ravenna
Presidente ANCI ER

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