sabato 27 aprile 2019

Il mio discorso in occasione dell’udienza speciale riservata alle Province del Santo Padre Papa Francesco

Santo Padre,

a nome dell’Unione delle Province d’Italia e di tutti i Presidenti delle Province italiane mi permetta innanzitutto di ringraziarLa per averci accolto nella Sua casa.

L’incontro di oggi è per noi motivo di profonda emozione. Non solo per la possibilità che Lei ci ha accordato di ascoltare personalmente il Suo messaggio, ma perché ognuno di noi, qui oggi, sente forte la responsabilità di rappresentare le comunità che amministriamo, e di essere portavoce delle città e dei paesi che, in una tessitura di straordinaria ricchezza, costituiscono il cuore dell’Italia.

Santo Padre, in questa splendida sala non ci sono solo i Presidenti delle Province italiane: qui con noi ci sono le cittadine e i cittadini dell’Italia dei territori, che in questo incontro ritrovano l’orgoglio di essere comunità e che tramite noi si stringono a Lei in un abbraccio di sincero affetto.

Un affetto che abbiamo voluto trasformare in gioia, la gioia del dono che Lei ha esortato a praticare, con una offerta dell’Unione delle Province italiane all’Elemosineria Apostolica, per contribuire a dare sollievo alle sofferenze di quanti vi si rivolgono in cerca di aiuto.

Le Province, Santo Padre, sono cerniera di comunità, una rete capillare che tiene insieme il Paese, connotate da un forte senso di appartenenza dovuto ad un bagaglio di storia, cultura e tradizioni comuni, chiamate per la loro naturale posizione tra le istituzioni più piccole e lo Stato, a costruire ponti e abbattere muri, nell’integrazione e nell’unità di intenti.

Guidare le comunità pone noi, politici impegnati in queste istituzioni locali, a doverci confrontare ogni giorno con scelte che incidono direttamente sulla vita dei cittadini, nella possibilità di ognuno ed ognuna di vedere rispettati i propri diritti e la propria dignità. Mi permetta a proposito di citarle il Sommo Poeta Dante Alighieri, che nell’ultimo canto del Paradiso, scritto a Ravenna, la mia città, ci consegna un’immagine che racchiude la nostra profonda vocazione per l’Italia: l’essere “di speranza fontana vivace”.

A noi è affidato il compito di accompagnare, sostenere, valorizzare il percorso di formazione della conoscenza degli studenti delle scuole secondarie superiori italiane. A noi spetta la responsabilità di assicurare a questi giovani e ai loro docenti strutture sicure, moderne, in grado di favorire al meglio l’apprendimento e di facilitare le attività scolastiche. In queste scuole ogni giorno 2 milioni e mezzo di giovani entrano per cercare di costruirsi un futuro, nelle grandi città come nei piccoli paesi.

Noi amministratori provinciali abbiamo la responsabilità di riuscire a garantire sempre a tutti la possibilità di muoversi su strade sicure. Le nostre sono le strade dell’uguaglianza, che attraversano e collegano i territori e le famiglie, grazie a cui nessuno può sentirsi isolato.

Così come spetta alle nostre amministrazioni attuare interventi a protezione dell’ambiente, a difesa del suolo, per contrastare il dissesto idrogeologico, consapevoli che il territorio che ci è affidato è ambiente di vita, il luogo in cui si ritrovano «la molteplicità e la varietà» e dove tutto è in relazione, “connesso”. Una casa comune da proteggere per farne eredità per i nostri figli.

In questa missione, Santo Padre, ci sono da monito prezioso le parole che Lei ha voluto pronunciare in occasione della 52° Giornata della Pace, quando ha ricordato che “la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le condizioni di un avvenire degno e giusto”.

A noi, amministratori delle Province, è chiesto di assicurare a chi abita, lavora, cresce in questa Italia lontana dalle grandi città, di avere lo stesso diritto e pari dovere di partecipare alla realizzazione del bene della città, della nazione, dell’umanità.

Un impegno che deve essere vissuto come una vocazione seguendo le parole che ascoltò San Francesco, patrono d’Italia, di cui Lei ha scelto di portare il nome: “Francesco va’, ripara la mia casa, che è in rovina”. La nostra casa sono le nostre Province, le nostre comunità: questa la missione che noi uomini e donne delle istituzioni siamo chiamati a seguire, al servizio dei cittadini.

 

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